Fasi e controversie frequenti
La rottura del matrimonio non pone fine agli obblighi patrimoniali che legano gli ex coniugi. Lo scioglimento del vincolo coniugale comporta una necessità: quella di liquidare il regime matrimoniale al fine di procedere a un'equa ripartizione dei beni e dei debiti.
Questa delicata operazione è regolata da precise norme tecniche e rimane fonte di divergenze e controversie.
Il principio della liquidazione del regime matrimoniale
La liquidazione del regime matrimoniale interviene dopo la pronuncia della sentenza divorzio, quando i coniugi devono porre fine alla comunione dei beni derivante dalla loro unione.
A seconda del regime scelto: comunione legale, separazione dei beni, partecipazione agli acquisti o regime convenzionale, le operazioni differiscono in modo significativo.
L'obiettivo perseguito dalla liquidazione è quello di stabilire un inventario completo del patrimonio, di’valutare i diritti di ciascuno e di liquidare i crediti reciproci.
Le fasi essenziali della liquidazione
Il primo passo consiste nel redigere uno stato liquidativo, che riporta le attività e le passività della comunione o della comproprietà.
A questo punto, occorre valutare i beni immobili, verificare i conti bancari e quantificare con precisione i debiti.
Una seconda fase consiste nel determinare eventuali ricompense e crediti tra coniugi. Si tratta in questo caso di ristabilire l'equilibrio quando un coniuge ha contribuito personalmente al finanziamento di un bene comune o, viceversa, quando il patrimonio comune ha avvantaggiato un patrimonio proprio.
Infine, arriva la condivisione vera e propria. Questa può avvenire in via amichevole, mediante atto privato o notarile, o in modo giudiziario se non viene raggiunto alcun accordo. Il giudice competente in materia familiare decide quindi sulle controversie e ordina le attribuzioni necessarie.
Le frequenti controversie in materia di liquidazione
In materia di liquidazione del regime matrimoniale, le controversie si concentrano principalmente su l’valutazione dei beni. Ciascuna parte può infatti essere tentata di massimizzare i propri diritti, cosicché il valore di un immobile o di un'azienda può essere soggetto a competenza.
Un altro motivo di controversia risiede nel fatto che il calcolo dei premi. La giurisprudenza ha precisato le condizioni di rimborso delle somme investite da un coniuge a beneficio della comunione, ma questi calcoli tecnici, spesso complessi, possono alimentare lunghe discussioni.
Il crediti tra coniugi costituiscono anch'esse un terreno di conflitto. Riguardano ad esempio il rimborso dei prestiti contratti per il miglioramento di un bene proprio o il risarcimento delle spese sostenute da un coniuge dopo la separazione.
Infine, il ripartizione dei debiti rimane fonte di contrasti. La questione se un obbligo sia comune o personale può modificare notevolmente l'equilibrio del regolamento.
Il ruolo del giudice e l'intervento degli esperti
Come già detto, in mancanza di un accordo amichevole tra gli ex coniugi, la questione viene sottoposta al giudice competente in materia familiare. Quest'ultimo decide in merito alla composizione della massa da condividere, nomina, se del caso, un notaio liquidatore ed è in grado di ordinare misure istruttorie.
La perizia immobiliare o contabile diventa quindi determinante per stabilire il valore dei beni e chiarire i diritti di ciascuno.
Il notaio liquidatore redige un progetto di liquidazione. Se i coniugi rifiutano di firmarlo, il progetto viene trasmesso al giudice, che decide in merito alle controversie e pronuncia la divisione giudiziaria.
Quando è fonte di numerose controversie, la liquidazione del regime matrimoniale può protrarsi per diversi anni.
In pratica, tale durata ha l'effetto di prolungare la comunione post-comunitaria, fonte di incertezze giuridiche e finanziarie. I crediti producono interessi e i diritti dei creditori terzi devono essere tutelati.